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Pietro in Italia. A costui adunque Giustiniano diede le istruzioni, che a debito luogo noi accennammo: ma l’Augusta, per paura della quale non si poterono allora narrar le cose come furono veramente, questa sola commissione gli diede di preparare ed affrettare ad Amalasunta la morte, datagli speranza di grandi beni, se facesse quanto gli comandava. Pietro, sperando o elevazione, o ricchezza, presto passò in Italia, giacché la mente umana non sa procedere moderatamente negli empii assassini; e con ragioni che io non conosco, indusse Teodato ad uccidere Amalasunta. Poscia Pietro fu promosso alla dignità di maestro degli officii, colmo, sivvero, così di grande potenza, ma colmo ancora dell’odio di tutti. E tale fu il fine delle avventure di Amalasunta.

Era segretario di Giustiniano per le lettere un certo Prisco, paflagone di nascita, e mirabilmente perverso, tutto fatto per conciliarsi co’ suoi costumi un tal padrone, ch’egli unicamente amava, e da cui credeva d’essere scambievolmente amato: e di fatti in breve tempo contro ogni principio di ragione e di giustizia era diventato ricchissimo. Del sopracciglio e della contumacia di costui irritata Teodora, presso il marito con delazioni cercò di ruinarlo, e per allora in vano. Ma non molto dopo essa cacciò Prisco entro una nave, e fattogli scegliere ove preferisse di essere confinato, lo tosò, e a dispetto suo lo forzò al sacerdozio. Giustiniano frattanto non si diede inteso dell’accaduto, né curò di sapere in che paese Prisco si fosse; né di poi, come uomo preso dal vino bevuto il dì innanzi, pensò più a lui: solo che mise