Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo I.djvu/150

116

Ma se in qualche occasione approvata avesse la virtù di una persona, non dubitava poi di dirla ben presto improba; e così se alcun suddito avesse vituperato, tosto con esagerato discorso lo commendava, passando inconsideratamente in sentimenti contrarii, non corrispondendo del pari nell’animo suo quello che affermava, e quello che voleva che gli altri intendessero.

Del rimanente come foss’egli mosso o da amore, o da odio, parmi averlo principalmente congetturato ed indicato coi fatti; perciocché gli odii esercitò con pertinacia ed implacabilmente; e verso gli amici non fu per nissun modo costante. Moltissimi, che furono a lui affezionati, certo é che fece ammazzare; ed é certo, che se una sola volta prese in odio alcuno, questi non ritornò più in grazia sua. Le persone ch’egli avea in somma intimità, per obbligarsi la moglie od altri, non molto dopo abbandonò al macello; e sapeva che sarebbero perite pel solo nome d’essere a lui benevole. In somma Giustiniano non fu stabile in nessuna cosa fuorché nella crudeltà, e nel cercar denaro: dalle quali due passioni nissuno lo poté mai rimuovere. Teodora, sua moglie, se alcuna volta non lo vedeva a’suoi desiderii arrendevole, facendogli sperare l’acquisto di grosse somme di denaro in alcuni affari, lo conduceva infine a suo malgrado ov’essa voleva. Per questo non temette, purché potesse guadagnare, di far leggi, e le fatte abolire; né per le costituzioni che promulgò, seguì egli le ragioni che dovevano ispirarle, ma la sola vista di trarre somme di denaro o più grandiose o più ampiamente promesse. Non riputò disonorevole cosa il rubare