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chezze poteva stare a fronte di que’ templi; pieni essendo di sacre suppellettili, d’oro, d’argento, di pietre preziose, con ogni sfoggio di opulenza, e con abbondanza anche maggiore della opulenza stessa. E n’erano pienissime inoltre le case, e i borghi; e dappertutto s’aveano possedimenti di terre, e di checché altro presso gli uomini si ritiene per dovizia; e ciò perché nissun principe mai v’avea posto mano, od impedimento di alcuna sorte; ché anzi a molti virtuosi uomini per occasione d’arte, o d’istituto, da quei fondi si erano somministrati soccorsi, e quanto fosse necessario alla vita. Tutto ciò adunque, che in que’ templi era, o che ad essi apparteneva, fu confiscato, e diventò bottino di Giustiniano imperadore!

Dopo tutto questo a moltissimi fu tolto di vivere. Altri da sgherri qua e là mandati, ove fossero colti, erano forzati ad abjurare la fede dai loro padri ricevuta. La qual cosa, riguardata da contadini come una empietà, fece che pensassero di opporsi a chi ciò loro predicava. Ma questi dai popoli alzatisi contro di loro, qua e là vennero trucidati intanto che altri presi da insana superstizione si ammazzarono colle proprie mani. Una parte poi a torme si prese bando dal patrio suolo. Nella Frigia i Montanisti chiusisi ne’ loro templi, e a questi attaccando fuoco, preferirono di perire abbruciati coi medesimi. Da quel tempo non si videro più in ogni verso dell’Imperio romano che fughe e stragi. E come la stessa legge si applicò pur anco ai Samaritani, tutta fu in tumulto la Palestina. Per lo che quelli ch’erano in Cesarea presso di noi, o nelle altre città di quella