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giovò a Giustiniano per fare che Teodora gli venisse fidanzata; e su questo punto quella principessa fu inflessibile, quantunque in ogni altra cosa ampiamente gli compiacesse. Era Eufemia donna da ogni perversità lontana, ma come, conforme io dissi, era barbara di stirpe, così inetta d’indole, e rozza di costumi com’era, non fu capace di virtù, e nel maneggio delle cose dello Stato fu pienamente imperita. Non portò nella reggia il suo nome proprio, che sarebbele stato d’ignominia; e le si diede quello di Eufemia. Essa non molto dopo morì. Giustino per la somma decrepitezza ridotto ad essere poco meno che scemo, ed affatto inetto agli affari, era divenuto il ridicolo de’ suoi sudditi, che lo aveano in pieno disprezzo. Tutti però paurosi ossequiavano Giustiniano, che senza alcun timore con isfrenata licenza pesava sopra gli altri. Prese egli allora a macchinare per isposar Teodora; e come un’antica legge proibiva ai senatori di prendere in moglie una meretrice, fece che l’Imperadore con una nuova costituzione quella legge abolisse. Ciò ottenuto sposò Teodora, aprendo così l’adito agli altri di contrarre matrimonii cotanto infami. E da quel punto incominciò ad affettare l’ Imperio, e ad esercitare la tirannide, coprendo la violenza sotto il pretesto del bisogno che v’era di governare. Fu dunque proclamato Imperadore de’ Romani insieme collo zio; nè dico se ciò fosse fatto legittimamente, giacchè per ottenere quella proclamazione fu impaurito e minacciato il senato, e il popolo tutto empiuto di terrore.

Presero adunque la signoria Giustiniano e Teodora