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DELL’ASINO D’ORO 409

Ma perchè l’appetito disonesto
     dell’aver non vi tien l’animo fermo,
     60Nel viver parco, civile, e modesto;
E spesso in aere putrefatto, e infermo,
     Lasciando l’aere buon, vi trasferite;
     63Non che facciate al viver vostro schermo.
Noi l’aere sol, voi povertà fuggite,
     Cercando con pericoli ricchezza,
     66Che v’ha del bene oprar le vie impedite.
E se parlar vogliam della fortezza,
     Quanto la parte nostra sia prestante
     69Si vede, come ’l Sol per sua chiarezza.
Un toro, un fier leone, un leofante
     E infiniti di noi nel mondo sono,
     72A cui non può l’uom comparir davante.
E se dell’alma ragionare è buono,
     Vedrai de’ cuori invitti, e generosi
     75E forti esserci fatto maggior dono.
Tra noi son fatti, e gesti valorosi
     Senza sperar trionfo, o altra gloria,
     78Come già quei Roman, che fur famosi.
Vedesi nel leon gran vanagloria
     dell’opra generosa, e della trista
     81Volerne al tutto spegner la memoria.
Alcuna fera ancor tra noi s’è vista,
     Che, per fuggir del carcer le catene,
     84E gloria, e libertà morendo acquista;
E tal valor nel suo petto ritiene,
     Ch’avendo perso la sua libertate,
     87Di viver serva il suo cor non sostiene.
E se alla temperanza risguardate,
     Ancora e’ vi parrà che a questo gioco
     90Abbiam le parti vostre superate.