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cludere, che Spagna possa avere errato et intesala male e conclusala peggio.

Ma lasciamo questa parte, e facciamolo prudente, discorriamolo come partito di savio. Dico adunque, facendo tale presupposto, che a voler nettamente ritrovare la verità di questa cosa, mi bisognerebbe sapere se questa tregua è stata fatta dopo la nuova della morte del pontefice et assunzione del nuovo, o prima, perché forse ci si farebbe qualche differenzia; ma poiché io non lo so, io discorrerò presupponendo che la sia fatta prima. Se io vi domandassi adunque quello che voi vorresti che Spagna avessi fatto, trovandosi ne’ termini si trovava, mi risponderesti quello mi scrivete; cioè che gli avessi potuto far pace con Francia, restituitogli el ducato per obbligarselo e per torli cagione di condurre arme in Italia. A che io rispondo, che, a discorrere questa cosa bene, si ha a notare che lui fece quella impresa contro a Francia per la speranza aveva di batterlo, farcendo per avventura nel papa, in Inghilterra e nello imperadore più fondamento che non ha poi in fatto veduto da farvi; perché dal papa e’ presuppose trarre danari assai; dall’Imperatore credeva venissi contro al re qualche offesa gagliarda; credeva che Inghilterra, sendo giovane e danaroso e ragionevolmente cupido di gloria, qualunque volta e’ fussi imbarcato, avessi a venire potentissimo, talemente che Francia in tutto avessi et in Italia et a casa, a pigliare le condizioni da lui; delle quali cose non gliene è riuscita veruna, perché dal papa ha tratto danari nel principio, ma a stento; et in questo ultimo non solum non li dava danari, ma ogni dí cercava di farlo ruinare, e teneva pratiche contro di lui; dall’Imperatore non è uscito altro che la gita di Mons. di Gursa, e sparlamenti e sdegni; da Inghilterra gente debole, incompatibile con le sue; di modo che, se non fussi lo acquisto di Navarra, che fu fatto innanzi che Francia Bassi in campagna, e’ rimaneva l’uno e l’altro di quello esercito vituperato, ancorachè