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DECENNALE PRIMO. 363

Trasse il Vitel d’Arezzo i suoi vestigi,
     E ’l duca in Asti si fu presentato
     354Per giustificar se col Re Luigi.
Non saria tanto ajuto a tempo stato;
     Se non fusse la industria di colui,
     357Che allora governava il vostro stato,
Forse che venevate in forza altrui;
     Perchè quattro mortal ferite avevi,
     360Che tre ne fur sanate da costui.
Pistoja in parte ribellar vedevi
     E di confusion Firenze pregna,
     363E Pisa, e Valdichiana non tenevi.
Costui la scala a la suprema insegna
     Pose, su per la qual condotta fusse,
     366S’anima c’era di salirvi degna.
Costui Pistoja in gran pace ridusse;
     Costui Arezzo, e tutta Valdichiana
     369Sotto l’antico giogo ricondusse.
La quarta piaga non potè far sana
     Di questo corpo, perchè nel guarillo
     372S’oppose il tempo a sì felice mana.
Venuto adunque il giorno sì tranquillo,
     Nel qual il popol vostro fatto audace
     375Il portator creò del suo vessillo
Nè fur d’un cerchio due corna capace,
     Acciocchè sopra la lor soda petra
     378Potesse edificar la vostra pace.
E se alcun da tal ordine s’arretra
     Per alcuna cagion, esser potrebbe
     381Di questo mondo non buon geometra.
Poscia che ’l Valentin purgato s’ebbe,
     E ritornato in Romagna, la impresa
     384Contro a messer Giovanni far vorrebbe.