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erano quasi che da marito. E benchè fusse d’una nobilissima famiglia, e di lui fosse in Firenze tenuto buono conto, nondimanco era, rispetto alla brigata havea et alla nobilità, poverissimo. Fecie Roderigo magnifiche et splendidissime noze, nè lasciò indietro alcuna di quelle cose, che in simili feste si desiderano. Et essendo, per la legge che gli era stata data nello uscire d’inferno, sottoposto a tucte le passioni humane, subito cominciò a piglare piacere degli honori et delle pompe del mondo et havere caro di essere laudato intra gli huomini, il che gli arrecava spesa non piccola. Oltr’a di questo non fu dimorato molto con la sua mona Onesta, che se ne innamorò fuori di misura, nè poteva vivere qualunque volta la vedeva stare trista et havere alcuno dispiacere. Haveva mona Onesta portato in casa di Roderigo, insieme con la nobilità et con la belleza, tanta superbia che non ne hebbe mai tanta Lucifero; et Roderigo, che aveva provata l’una et l’altra, giudicava quella della mogle superiore; ma diventò di lunga maggiore, come prima quella si accorse dello amore che il marito le portava; et parendole poterlo da ogni parte signoreggiare, sanza alcuna piatà o rispetto lo comandava, nè dubitava, quando da lui alcuna cosa gli era negata, con parole villane et iniuriose morderlo: il che era a Roderigo cagione di inestimabile noia. Pur nondimeno il suocero, i frategli, il parentado, l’obligo del matrimonio et, sopratutto, il grande amore le portava gli faceva havere patienza. Io voglo lasciare ire le grande spese, che, per contentarla, faceva in vestirla di nuove usanze et contentarla di nuove fogge, che continuamente la nostra città per sua naturale consuetudine varia; chè fu necessitato, volendo stare in pace con lei, aiutare al suocero maritare l’altre sue figliuole: dove spese grossa somma di danari. Dopo questo, volendo havere bene con quella, gli convenne mandare uno de’ frategli in Levante con panni, un altro in Ponemte con drappi, all’altro aprire uno battiloro in Firenze: nelle quali cose