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fua, dico questa potenza esser più assai nelle comunità, che ne’ Principi; perchè i Principi fono di due ragioni o temporali, o spirituali; i temporali fono quali ridutti ad una grande debilità, parte per lor medesimi, sendo ogni principato diviso in più Principi per la divisione eguale dell’eredità che gli osservano, parte per averli abbassati l’Imperadore col favor delle comunità, come s’è detto, talmente che fono inutili amici e poco formidabili nemici. Sonvi ancora, come è detto, i Principi Ecclesiastici, i quali se le divisioni ereditarie non gli hanno annichilati, gli ha ridotti a bado l’ambizione delle comunità loro col favore dell’Imperadore; in modo che gli Arcivescovi Elettori, e altri simili non possono nulla nelle comunità grosse proprie; dal che ne è nato, che loro nè etiam le lor terre, fendo divise insieme, possono favorir l’imprese dell’Imperadore, quando ben volessero.

Ma veniamo alle comunità franche e Imperiali, che sono il nervo di quella provincia, dove è denari e ordine. Costoro per molte cagioni sono per esser fredde nel provvederlo, perchè la intenzione loro principale è di mantenere la loro libertà, non d’acquistare imperio, e quello che non desiderano per loro, non si curano che altri lo abbi. Dipoi per esser tante e ciascuna far capo da per se, le loro provvisioni, quando le vogliono ben fare, son tarde, e non di quella utilità che si richiederebbe. In esemplo ci è questo. I Svizzeri nove anni sono assaltorno lo

stato di Massimiliano, e la Svevia; convenne il Re con queste comunità per reprimerli, e loro s’obbligarono tenere in campo quattordicimila persone, e mai vi se ne raccozzò la metà, perchè quando quelli d’una comunità veniano, e gli altri se ne andavano. Talchè l’Imperadore disperato di quella impresa fece accordo con i Svizzeri, e lasciò loro Basilea. Or se nell’imprese proprie egli hanno usati questi termini, pensate quello faranno nell’impresa d’altri; d’onde tutte queste cose raccoz-


zate