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Il passaggio dell’Imperatore 229

     Gli lustravano gli occhi, ed uno sguardo
     42Vago, lento movea, come se tutto
     Fosse il popolo e il mondo a lui straniero.
     Tale in chiesa vid’io rizzarsi a mezza
     45Bara fra neri drappi un infelice,
     Cui la pietà del frettoloso erede
     Avea prima dell’ora a Dio spedito,
     48Fisar vitreo lo sguardo in fra gli accesi
     Ceri e i becchini, e balbettar parole
     Incomprese: fuggía l’inorridita
     51Ciurma, e urlando ammontavasi alle porte
     Incapaci a tal gregge; anch’esso il prete
     Volse il tergo. all’altar, non so che strani
     54Segni all’aria trinciando. Il redivivo
     Boccheggiante ricadde, e non gli spiacque.
     Credo, il ritorno a la quiete immensa.
     57Pari in tutto a costui mi parve allora
     Quest’infelice imperator, che in tanta
     Pompa, fra tanti plausi (ei che già mezzo
     60Nella tomba del padre era disceso)
     S’avviava a salir sul più temuto
     Trono d’Europa. Si riscosse un tratto,
     63Quando iterato da la folla il nome
     Di Sadova echeggiò; volse sgomento
     Lo sguardo, quasi a ricercar sè stesso,
     66E portando la man lenta al cappello,