Pagina:Opere di Luciano voltate in italiano da Luigi Settembrini - Tomo 1.djvu/323


dialoghi dei morti. 315


Caronte. E c’è chi non ha un obolo?

Menippo. Se ci sia non so; ma io non l’ho.

Caronte. Or io, per Plutone, ti strangolerò, so tu non mi paghi, o scellerato.

Menippo. Ed io con questo bastone ti farò il capo in due.

Caronte. Ed avrai fatto gratuitamente un tragitto sì lungo?

Menippo. Ti paghi Mercurio per me, chè egli mi ti ha consegnato.

Mercurio. Per Giove, saria un bell’affare pagare anche i debiti dei morti.

Caronte. Io non ti lascerò.

Menippo. Anzi tira la barca a terra, e rimanti. Ma quel che io non ho, come io posso dartelo?

Caronte. E non sapevi che dovevi portarlo teco?

Menippo. Sapevo, ma non avevo. E che? per questo io doveva non poter morire?

Caronte. Dunque tu solo ti vanterai di esser passato a ufo?

Menippo. A ufo no: io ho aggottato, t’ho aiutato a remare, e fra tutti i passeggieri io solo non ho pianto.

Caronte. Questo non ha che fare col nolo. Tu mi devi dare l’obolo: e non si può altramente.

Menippo. Tornami un’altra volta nella vita.

Caronte. Bel trovato: per farmi toccar quattro busse da Eaco.

Menippo. Dunque m’hai fradicio ora.

Caronte. Mostra qui che hai nella bisaccia.

Menippo. Lupini, se ne vuoi, e rimasugli d’una cena di Ecate.

Caronte. Donde ci hai menato questo cane, o Mercurio? che ha detto durante il tragitto? che beffe, che motti a tutti i passeggieri, i quali piangevano, ed ei solo cantava?

Mercurio. Non sai, o Caronte, chi hai tragittato? L’uomo veramente libero, che non si cura di nulla. Questi è Menippo.

Caronte. Se mai ti colgo.....

Menippo. Bravo, se mi cogli; ma due volte non mi coglierai.