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272 dialoghi marini.

6.

Tritone, Nettuno, Amimone.


Tritone. A Lerna, o Nettuno, viene ogni dì per attignere acqua una vergine, ch’è una bella cosa. Io non ricordo d’aver veduto fanciulla di più ghiotta bellezza.

Nettuno. È libera ella, o Tritone, o è un’ancella che porta acqua?

Tritone. No: ella è figliuola di Danao, una delle cinquanta, e chiamasi Amimone: i’ mi sono informato del suo nome e della casa. Questo Danao educa duramente le figliuole, vuole che facciano ogni cosa da sè, le manda per acqua, e le avvezza a far volentieri tutte le altre faccende.

Nettuno. E viene sola per sì lunga via da Argo a Lerna?

Tritone. Sola: sai che in Argo non v’è acqua, e bisogna sempre portarvela.

Nettuno. O Tritone, a parlarmi di questa fanciulla me ne hai fatto venire una gran voglia. Andiamo da lei.

Tritone. Andiamovi, già è l’ora d’attignere: ella sarà quasi a mezza via per Lerna.

Nettuno. Dunque aggiogami il cocchio: ma non perdiam tempo a porre il giogo ai cavalli, e preparare il cocchio: conducimi uno de’ più veloci delfini: cavalcherò sovr’esso subito.

Tritone. Eccoti un delfino velocissimo.

Nettuno. Bene: andiamo: tu tiemmiti presso, o Tritone. Quando saremo in Lerna, io m’appiatterò in qualche luogo, tu farai la vedetta. Come sentirai che la s’avvicina....

Tritone. Eccotela vicino.

Nettuno. Bella, o Tritone, e fresca vergine. Oh, dobbiam rapirla.

Amimone. O rapitore, dove mi meni? Tu sei un rubator di fanciulle: certo t’ha mandato lo zio dall’Egitto. Oh, io chiamerò il babbo.

Tritone. Taci, o Amimone: egli è Nettuno.

Amimone. Che Nettuno dici? E tu, o uomo, perchè mi