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dialoghi degli dei. 251

briachi barcollanti, che ingiurie dicono a tutti, e come pèrdono interamente il senno pel bere. Icario, a cui il primo fu dato il magliuolo, fu accoppato con le zappe da quegli stessi che bevevan con lui.

Giove. Non dire cosi: nè il vino nè Bacco fanno questi effetti, ma la dismisura nel bere, e il riempirsi sconvenevolmente de’ vini più poderosi. Chi bevesse misuratamente, diventerebbe allegretto e festevole, ma nessuno de’ compagni gli farebbe quello che Icario patì. Ma parmi che tu sei ancora gelosa, o Giunone, e ancora ti ricordi di Semele, se biasimi le più belle imprese di Bacco.


19.

Venere e Amore.


Venere. Perchè mai, o Amore, tu che vincesti tutti gli altri Dei, Giove, Nettuno, Apollo, Rea, e me tua madre, solo Pallade non tocchi, e per lei hai la face spenta, la faretra vuota, sei senz’arco e senza dardi?

Amore. Io la temo, o madre, chè ella mi fa paura con quegli occhi cerulei e con quell’aria di maschile fierezza. Quando io vado per tender l’arco e mirare in lei, ella squassa le creste dell’elmo, ed io mi sbigottisco, e tremo, e mi cadon le saette di mano.

Venere. E Marte non era più terribile di lei? eppure lo disarmasti e lo vincesti.

Amore. Ma egli mi viene incontro da sè, e mi chiama: Pallade per contrario è sempre sospettosa: ed una volta che a caso la toccai passando, avendo in mano la face, ella mi disse: Se mi ti avvicini, giuro a Giove, con questa lancia ti passerò fuor fuora, o t’afferrerò per un piede e ti getterò nel Tartaro, o ti squarterò; e m’aggiunse molte altre minacce. Ella guarda sempre in torto, e innanzi al petto porta una figura orribile chiomata di vipere, e di quella specialmente io mi spaurisco, e fuggo quando la vedo.