Pagina:Opere di Luciano voltate in italiano da Luigi Settembrini - Tomo 1.djvu/235


prometeo. 227

divinità, se non ci fosse stato un essere a cui ella paragonarsi, e così sentire quant’ella è più beata: però volli che quest’essere fosse mortale, ma pieno d’industria, di senno, e di sentimento del bene. Laonde, come dicono i poeti, mescendo terra ed acqua, e fattone una poltiglia, feci gli uomini: e chiamai Minerva per aiutarmi nell’opera. Questo è il mio gran peccato verso gli Dei. Vedi che danno ho recato loro a fare di creta alcuni animali, e a dare il moto a cosa fino allora immota. Pare che gli Dei abbiano perduto un pezzo della loro deità dacchè sulla terra ci sono animali che pur muoiono: e Giove se ne sdegna, come se gli Dei fossero rabbassati per la nascita degli uomini: e forse teme che questi non si rivoltino contro di lui, e non portino guerra agli Dei, come i giganti. Ma voi non aveste mai offesa da me, o Mercurio, nè dalle mie fatture, e tu il sai: o dimmene anche una sola piccolissima, ed io mi tacerò, ed avrò meritato questa pena che voi mi fate patire. Il bene che io ho fatto agli Dei per mezzo di essi, vedilo, getta uno sguardo su la terra non più squallida ed orrida, ma abbellita di città, di campi coltivati, di alberi fruttiferi; vedi il mare coperto di navi, le isole abitate, altari, sacrifizi, templi, solennità in ogni parte, piene di Giove tutte le vie, piene tutte le piazze. Se io li avessi formati per sola utilità mia, per esserne signore io, sarei un furfante ed un avaro; ma io mi sono travagliato pel vostro bene comune: in tutti i luoghi ci sono templi di Giove, di Apollo, di Giunone, di te, o Mercurio, e di Prometeo no. Io dunque pensare a me solo? io tradire il comun bene? io rabbassare gli altri? Considera meco un po’, o Mercurio, se puoi immaginare un bene che non abbia spettatori, una possessione, una fattura che nessuno debba mai vedere nè lodare, e che pure sia piacevole e gradita a chi la possiede. Che vo’ dire con questo? che non essendovi gli uomini, la bellezza dell’universo saria senza spettatori; e noi saremmo ricchi d’una ricchezza che nessuno ammirerebbe, e che neppure agli occhi nostri avrebbe pregio, perchè non potremmo paragonarla ad una inferiore; non comprenderemmo che beatitudine noi godiamo, perchè non vedremmo altri privi di quello abbiamo noi: così il grande non si terrebbe grande se non si misurasse col piccolo. E voi che dovreste onorarmi