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quelle tanto ancora quanto noi abbiam bisogno di mangiaro.
Ulisse.
Deh no: questo ha ella fatto perchè avendo noi avuto bisogno di maggior quantità di cervello a proporzione de gli altri animali, il quale è per natura frigido, per avere a esercitare in quello l'operazioni de' sensi interiori per servizio de l'intelletto, noi possiamo qualche volta riscaldarlo con gli odori, i quali son tutti per natura caldi: de la qual cosa noi gli abbiamo obbligo, avendoci ella ancora dato questo diletto, e questo piacere de l'odorare le cose buone; la qual cosa non ha ella fatto a voi, che non avete piacere d'altro odore che di quei che hanno i vostri cibi.
Serpe.
Io ti dirò il vero; io non mi so risolvere se l'aver voi questo senso più perfetto di noi vi sia a perdita o a guadagno: tanto son più gii odori cattivi che i buoni che voi sentite. E forse che ella non ha fatto ancora che voi stessi generiate ne' vostri corpi propii una quantità sì grande di superfluità, che quasi tutto hanno cattivo odore, che non avvien così a noi? la qual cosa è segno manifestissimo de la debolezza e de la imperfezione de la complession de la natura vostra, sottoposta ed obbligata (come io ti ho detto) a tante e tanto varie infermità, che non son pur conosciute da noi. Ohimè, non vedi tu che ne gli occhi solamente vi possono accadere più di cinquanta sorte di malattie?
Ulisse.
Quando questo fossi pure, noi abbiamo il modo a rimediarvi.
Serpe.
E come?
Ulisse.
Con la medicina, ne la quale arte l'uomo è eccellentissimo; e tu lo debbi sapere, essendo stato, come tu di', medico.
Serpe.
Questo è il punto dove io ti voleva giugnere, perchè in questo reputo io gli uomini molto più infelici di noi.
Ulisse.
O perche? dimmi un poco la cagione.
Serpe.
Perchè io tengo che la medicina facci in voi molto più mali che beni, o che voi non istiate ne l'usarla in capitale. E non sono io solo in questa opinione, chè tu sai bene quante città sono state ne la vostra Grecia, che hanno già proibiti e discacciati da loro i medici.