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tutte quelle cose che voi adoperate per far buone l'altre, e che non son buone a mangiare per loro stesse; come sono, verbigrazia, il sale, il pepe e simili.
Ulisse.
Io per me credeva tutto il contrario; anzi ho sentito dire che l'uomo senza il sale non viverebbe.
Serpe.
Mercè delle superfluità che si generano in voi per il troppo mangiare e per il troppo bere, le quali bisogna dipoi diseccarle. Ma se voi vi nutriste di cibi semplici, e tanto solamente quanto e' bisogna, voi non generereste umori superflui, e non areste poi a diseccarli: ma il fatto sta in questo, che l'uomo con questi condimenti (chè così si chiamano tutte quelle cose che non son buone da per loro stesse, ma fanno buone l'altre) fa i suoi cibi tanto migliori e più appetitosi, che egli ne mangia molto più che non sarebbe il bisogno suo, tirato da quel diletto che ritruova in essi. Ed, oltre a questo, è ancora incitato e sospirato da quella varietà de' sapori a bere molto più che non richiede la natura sua, donde nascono poi in lui tanti catarri, scese, gocciole, gotte, dolor di denti, donde poi bisogna cavarsegli (il che non accade a nessuno di noi) e mille altri infiniti mali ne succedono dipoi, oltre a questi.
Ulisse.
Certamente, che in questo di' tu in qualche parte il vero.
Serpe.
Considera dipoi noi, che, perchè ella ci ha voluto meglio, ella non ei ha dato codesto appetito cosi irregolato; laonde abbiamo voglia solamente di quelle cose che ci sono buone, e tanto quanto è il bisogno nostro. Nè fuor di quello mangeremmo pure un boccone. Nè sappiamo ancora variare o mescolare i nostri cibi di sorte, che gli abbino a sforzare col piacerci l'appetito nostro. Ma non vedi tu ancora, che perchè voi caschiate in questi inconvenienti, ella ha fatto che voi mescoliate con i cibi di quelle cose che erano stiettamente obietto de l'odorato, acciocchè e' vi piaccino più o più facilmente v'ingannino? come sarebbe a dire il moscado, che è la marcia di una postemazion d'un di noi, che tu non credessi che fusse qualche cosa preziosa: dove a noi non ha dato altro piacere ne l'odorare, che cose le quali ci sono necessarie a nutrircì, e solamente di