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dono alcuno, benchè minima e di poco valore, pur che da puro e sincero animo offerto gli sia, la Eccellenza vostra non disprezzi similmente adesso questo mio piccolissimo dono, avvenga che, se bene è de le migliori e più care cose ch’io abbia, apparisca senza dubbio troppo debole e povero, rispetto a la grandezza e a i meriti di Quella.

Prego adunque finalmente Quella, che, ricompensando ogni mancamento con la bontà de la mia voglia, benignamente lo riceva; certa che in non desidero cosa alcuna più che, come è mio debito (essendo io suo fidelissimo e devotissimo servidore), di servirla e di onoraria sempre.


Di Fiorenza, addì primo di marzo, 1548.


Giovambatista Gelli