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Pagina:Opere complete di Galileo Galilei XV.djvu/39


sino al centro, nel quale ad essa si unisce, e la distanza del Limbo dalla superficie della terra si pose esser l’ottava parte del semidiametro, seguirà, per la proposizione preposta, che detta larghezza del Limbo sia ristretta per l’ottava parte di quello che era nella superficie della terra; e perché quivi era miglia 100, cavandone l’ottava parte, ciò è miglia 12 , resterà la larghezza del Limbo miglia 87 .

Ripreso poi il secondo centinaio, e dal suo termine verso Ierusalem tirata un’altra linea sino al centro, con essa terminò la larghezza del secondo cerchio; il quale per esser lontano dalla superficie della terra per del semidiametro, scemata con la medesima proporzione la larghezza, che su la superficie è miglia 100, restò la larghezza del secondo cerchio miglia 75. Ed osservando simil ordine nel terzo e quarto grado, di scemare le larghezze con la proporzione delle distanze loro dalla superficie della terra, al terzo assegnò di larghezza miglia 62 , ed al quarto miglia 50.

Ma per determinare la larghezza del quinto grado, prese nell’arco detto, sopra la superficie della terra, 3 centinaia, e questo perché il quinto grado si divide in 2 cerchi, il primo de i quali ancora si divide in 2 gironi, ciò è nella palude Stige e nelle fosse, ma il secondo cerchio, ciò è la città, resta indiviso: e perché questo grado è lontano dalla superficie della terra del semidiametro, scemando con simil proporzione la larghezza, che nella superficie della terra è miglia 300, cavò la larghezza del quinto grado, ciò è miglia 112 ; delle quali la terza parte, ciò è 37 , ne diede alla palude, altre 37 alle fosse, l’altra terza parte al cimitero degli eresiarchi, dentro la città.

E così sino a questo grado si sono consumate sette delle dieci centinaia che nell’arco sopra la terra si notarono, ciò è quattro per i quattro primi cerchi, e tre per il quinto.