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Pagina:Opere complete di Galileo Galilei XV.djvu/366


Ma non contento d'aver, con le sue peregrine speculazioni e con tanti nobili scoprimenti, introdotto nuovi raggi di chiarissima luce nelli umani intelletti, illustrando e restaurando insieme la filosofia et astronomia, non prima investigò ne' Pianeti Medicei alcuni lor varii accidenti, che pensò di valersene ancora per universal benefizio delli uomini nella nautica e geografia, sciogliendo perciò quell'ammirando problema per il quale in tutte l'età passate si sono in vano affaticati gl'astronomi e matematici di maggior fama, che è di poter in ogn'ora della notte, in qualunque luogo di mare o terra, graduare le longitudini. Scorgeva bene ch'al conseguimento di ciò si richiedeva un'esatta cognizione de' periodi e moti di quelle stelle, a fine di fabbricarne le tavole e calcular l'efemeridi per predire le loro constituzioni, congiunzioni, eclissi, occultazioni et altri particolari accidenti, da lui solo osservati, e che quella non si poteva ottenere se non dal tempo, con moltissime e puntuali osservazioni: però sin che non gli sortì conseguirla, si astenne di proporre il suo ammirabil trovato; e quantunque in meno di quindici mesi dal primo discoprimento de' Pianeti Medicei arrivasse ad investigare i lor movimenti con notabile aggiustatezza per le future predizioni, volle però con altre più esquisite osservazioni, e più distanti di tempo, emendargli. Dell'anno adunque 1615 in circa, trovandosi il Sig.r Galileo d'aver conseguito quanto in teorica e in pratica si richiedeva per la sua parte all'effettuazione di così nobile impresa, conferì il tutto al Ser.mo G. Duca Cosimo, suo Signore: il quale, molto ben conoscendo la grandezza del problema e la massima utilità che dall'uso di esso poteva trarsi, volle egli stesso, per mezzo del proprio residente in Madrid, muoverne trattato con la Maestà Cattolica del Re di Spagna, il quale già prometteva grandissimi onori e grossissime recognizioni a chi avesse trovato modo sicuro