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Pagina:Opere complete di Galileo Galilei XV.djvu/360


quando possibil fusse accostarglisi, con eguale o maggior distinzione si scorgerebbero, pensò ancora al modo di perfezionar assai più la nostra vista con fargli perfettamente discernere quelle minuzie le quali, benché situate in qualunque breve distanza dall'occhio, gli si rendono impercettibili; et allora inventò i microscopii d'un convesso e di un concavo, et insieme d'uno e di più convessi, applicandogli a scrupolosa osservazione de' minimi componenti delle materie e della mirabile struttura delle parti e membra delli insetti, nella piccolezza de' quali fece con maraviglia vedere la grandezza di Dio e le miracolose operazioni della natura. In tanto, non perdonando né a fatiche né a spese, studiava nella perfezione del primo strumento, detto il telescopio o volgarmente l'occhiale del Galileo; e conseguitala a gran segno, lasciando di rimirar gl'oggetti terreni, si rivolse a contemplazioni più nobili.

E prima, riguardando il corpo lunare, lo scoperse di superficie ineguale, ripieno di cavità e prominenze a guisa della terra. Trovò che la Via Lattea e le nebulose altro non erano ch'una congerie di stelle fisse, che per la loro immensa distanza, o per la lor piccolezza rispetto all'altre, si rendevano impercettibili alla nuda e semplice vista. Vidde sparse per lo cielo altre innumerabili stelle fisse, state incognite all'antichità: e rivolgendosi a Giove con altro migliore strumento, ch'egli s'era nuovamente preparato, l'osservò corteggiato da quattro stelle, che gli s'aggirano intorno per orbi determinati e distinti, con regolati periodi ne' lor moti; e consecrandogli all'immortalità della Ser.ma Casa di V. A., gli diede nome di Stelle o Pianeti Medicei: e tutto questo scoperse in pochi giorni del mese di Gennaio del 1610 secondo lo stile romano, continuando tali osservazioni per tutto 'l Febbraio susseguente; quali tutte manifestò poi al mondo per mezzo del suo Nuncio Sidereo, che nel principio di