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Pagina:Opere complete di Galileo Galilei XV.djvu/342

324 avvertimento.

a questa parte importantissima del nostro subbietto, ed in fatto di notizie puramente biografiche, scrivendo, com’ei dice, di memoria, si sia lasciato andare a strafalcioni imperdonabili, è già noto come il Viviani ne traesse quel poco di cui fosse da farsi capitale; e questo, a maggior soddisfazione dei lettori, riportiamo uoi stessi fra le Note. Di guisa che il riprodurre l’intero scritto ad altro non avrebbe servito che a divagar lo studioso delle cose galileiane, il quale ad ogni piè sospinto avrebbe avuto bisogno di rintracciare nel testo del Viviani, o nelle Note da noi appostevi, sia la confermazione, sia la rettificazione di quanto fosse venuto leggendo.

Anche le poche pagine dedicate dal Salvini a Galileo nei Fasti Comolari dell’Accademia Fiorentina, sebbene, per le fonti cui attinse lo scrittore, possano dirsi pur esse in certo modo scrittura contemporánea, sono state da noi pretermesse in quanto sia esornazione oratoria dell’Accademico, riferitone solo quel che ci è parso degno di ricordo fra le Note, di coi, come sopra è detto, abbiamo corredato il lavoro del Viviani, del quale faremo ora più particolare menzione.

Distese il Viviani, nel 1654, ad istanza del Principe Leopoldo, poi Cardinal de’ Medici, la Vita del suo divino Maestro, coll’intendimento di premetterla all’edizione ch’egli meditava di fare di tutte le di lui Opere colla traduzione latina a fronte, e ciò per renderle più comuni ai letterati d’oltremonte, e per secondare ancora la mente dello stesso Galileo, il quale si era già accinto a tale impresa. Se non che impedito dn continue cure, e bene spesso da indisposizioni dì salute, non potè altrimenti il Viviani mettere ad esecuzione così nobile divisamento, e lo stesso lavoro della Vita si rimaneva tuttora inedito e fra le mani di pochi, quando nel 1747, in occasione della pubblicazione dei Fatti Consolari sopracitati, il Salvini opportunamente si avvisò di darlo in luce, servendosi di un autografo,, allora posseduto dall’Abate Jacopo Panzanini, e che ora si ha nel Tomo i della Parte I dei M8S. Galileiani,