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Panche di scuola 57

Del resto, amici mici, io voglio scusare il pòvero bimbo : a questo mondo, cattivi proprio, 11011 vi si nasce, 110. Vi dirò dunque che la mamma di Daniele perdette la vita nel darla a lui e che per questo, ei, strapazzalo da mani indifferenti, e pena c pena, sparse nella sua infanzia tulle le làgrime che gli èrano siale concesse e fece il callo al dolore. Quante volte, di notte, in quella stamberga in cui la crudeltà di un padre l’avèa esigliato, quante volte — nel mentre che il guàltero, suo compagno di stanza, russava a spaventarne i sorci — Daniele, atterrito da un sogno angoscioso, svegliàvasi all’improvvisa e, sollevandosi dal pagliericcio, poggiando al freddo muro l’accesa fronte, ascoltava con un trèni ilo, le avvinazzate voci che gli venivano dall'appartamento di babbo!... quante volte anche dopo di èssersi fallo vicino al cuoco e ili avergli detto: ho fame — cacciato dalla cucina, ricoveràvasi neiranticàmera presso la sala da pranzo, per appostarvi i domèstici che ripassavano col sclvaggiume scarnato, coi ma incalvili in mina ; por domandare loro e (piasi som- lire invano) timidamente la roba sua : I n morsellino ! un solo spiccio di frullo ! — Scnonchè il padre — per fortuna ! — morì. Sulle braccia di chi cadde allor l’orfanello V Mi tombolò nel grembiale di sua nonna paterna, una riccona della la Contrabbandiera, védova di un mercante di olii, la (piale, scandolez- zata per la birba vita del figlio, in urta con lui. si era ritirala in campagna a mangiar bile sopra i suoi pialli d’oro.... In confidenza, pendini, la vecchia ci avèa lei pure posto un diio — 0 non il mìgnolo — nelle azioni ladre di quel fuggito all'inferno. K in verità, chi, se non essa, legava, la prima — colla cuffietta — in