Pagina:Omero minore.djvu/206


POESIE MINORI 203


realtà. Anzi, si può forse asserire che quanto più grande è l’artista, tanto piú costante e piena è l’aderenza della sua opera al vero. Ebbene, nella nostra vita ritroviamo, non solamente le condizioni generiche per la nascita e la formazione d’un gran genio artistico, bensí anche i presupposti d’una quantità di episodi dell’opera sua. E degli episodi, per l’appunto, dietro i quali una sensibilità esercitata, inducendo liberamente dal testo, sente il modello reale: l’abbandono sulla spiaggia deserta; l’assalto dei cani furiosi; l’ospitalità del pastore e la veglia protratta fra i lunghi racconti; l’affetto della fanciulla giovanissima per l’uomo già maturo, ma circonfuso del fàscino della fama.

Qualora tutte queste circostanze non avessero alcuna base nella realtà, ma fossero state liberamente escogitate dal compositore della nostra vita, dimostrerebbero un acume e una penetrazione davvero singolari. Ma una lode senza subordinazione gli va poi data per la critica che egli esplicitamente esercita sopra i dati della tradizione comune.

Innanzi tutto, pure accogliendo il grottesco episodio dei pescatori, che sembra fosse divenuto canonico e da non potersi omettere, perché lo troviamo fedelmente riprodotto in tutte quante le vite, egli lo purifica, respingendo recisamente il piú ridicolo particolare, secondo il quale Omero sarebbe morto

pel cordoglio di non aver saputo risolvere quell'insipido indovinello1.


  1. Per esempio, il pseudo Plutarco dice: ὂπερ οδ δυνηθεὶς συμβαλειν Ὄμηρος διὰ τὴν αθυμίαν ὲτελεὐτησεν. E nelle altre vile ci sono particolari ancora piú ridicoli. La nostra dice: συνέβη τὸν Ὄμηρον τελευτῆσαι... οὺ παρὰ τὸ μῆ γνῶναι τὸ παρὰ τῶν παίδων ῥηθέν, ὠς οῖονταί τινες, ὰλλὰ τῆ μαλακίη.