Pagina:Omero minore.djvu/201

198 POESIE MINORI

senza risparmio, e con lei la florida Gioia, e la Pace
benigna. Quanti vasi ci sono, si colmino tutti.
Orzo e frumento, voi scivolate via via dalla madia,
per impastare una bella focaccia, di sèsamo aspersa.

A noi cosí la donna, moverà sul carro del figlio.
La condurranno dei muletti di solida gamba,
ed essa filerà la tela, sedendo su l’ambra.

Cenno vi faccio, vi faccio, al pari di rondine, ogni anno,
a piedi scalzi sto sul vostro vestibolo. Presto
dà quattrinelli ad Apollo, signor delle strade....

E seguitava, non più in esametri, bensí in giambi:

Questo se vuoi farci un regalo: se
non vuoi, qui piú non indugiamo: ché
qui non venimmo ad abitar con te.

Tutti versi che, ancora molti e molti anni dopo, erano cantati dai ragazzi quando si adunavano nelle feste d’Apollo.

Al ritorno della Primavera, il poeta riprese il suo viaggio, per recarsi in Atene. Messisi in mare, approdarono all’isoletta di Ios, e si fermarono sulla spiaggia, senza giungere alla città.

E Omero incominciò a sentirsi male, e non poté più imbarcarsi. E incominciò a venire a lui, dalla città, una quantità di gente, che, al solito, rimaneva stupita alla bellezza dei suoi versi.

Qui, presso al momento della morte, segue un aneddoto d'una stupidità e d’una inopportunità inverosimili. Tuttavia