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90 ODISSEA

della capanna. Ed Eumèo Cosí condusse il signore
alla città: d’aspetto cencioso e pitocco e vecchiardo,
puntellato al bastone, coperto di initeri stracci.
Quando ebbero Cosí percorsa la strada rocciosa,
già presso alla città, pervennero a un limpido fonte,
cinto di muri, dove solevano attinger le genti.
Polittore, Itaco e Nérito un giorno l’avevano estrutto;
e d ogni parte un bosco di pioppi nutriti dall’acqua
cresceva attorno attorno. Sgorgava la gelida polla
alto, su da una roccia: sorgeva su quella un alloro
sacro alle Ninfe; e chiunque passasse, ivi offria sacrifizio.
Qui s’incontrò con essi Melanzio, figliuolo di Dolio,
che conduceva capre, trascelte dal meglio dei branchi,
per banchettarne i Proci: moveano con lui due pastori.
Appena li ebbe visti, cominciò a coprirli d’ingiurie
vituperose, sconce, che accesero il cuore d’Ulisse.
«Ora davvero si, che un briccone accompagna un briccone!
Com’è vero che Dio li fa, e poi li accompagna!
Dove conduci questo lezzone, dannato porcaro,
questo pitocco schifoso, flagello di tavole? A quanti
stipiti s’appoggerà, sdruscerà le sue spalle, chiedendo
in dono, non lebèti né spade, ma tozzi di pane!
Se tu lo dessi a me, per fare la guardia al podere,
essere mozzo di stalla, portare la foglia ai capretti,
forse, succiando siero, potrebbe rifarsi le polpe.
Ma poi che apprese il tristo mestiere, badare al lavoro
ei non vorrà: vorrà tra il popolo gir pitoccando,
e, questuando qua e là, nutricare l’ingordo suo ventre.
Ora una cosa vi dico, che certo vedrete compiuta:
qualora egli alla casa d’Ulisse vicino si accosti,