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64 ODISSEA

così stringeva il fido porcaro Telemaco allora
fra le sue braccia: ché lo vedeva scampato da morte.
E lo copria, singhiozzando, di baci, e cosí gli diceva:
«Sei pur tornato, luce mia dolce, Telemaco! Quando
per Pilo tu partisti, pensai di mai piú rivederti!
Entra, su dunque, figliuolo mio caro, ché in cuore io m’allegri
nel rivederti qui, giunto appena da terra lontana:
ché tu non usi spesso venir tra i pastori pei campi,
anzi vivi in città: ché sembra al cuor tuo non ispiaccia
sempre veder la turba, per quanto odiosa, dei Proci».
E a lui queste parole Telemaco scaltro rispose:
«Babbo, sarà cosi. Ma or son venuto a cercarti,
ché con questi occhi ti volli vedere, e saper dal tuo labbro
se nella casa ancora si trova mia madre, o se altri
già la condusse via, sua sposa, e nel letto d’Ulisse
tessono già, per mancanza di coltrice, i ragni la tela».
Ed il porcaro capoccia con queste parole rispose:
«Penelope è rimasta con cuore sin troppo tenace
nella tua casa; e giorni dogliosi trascorre, dogliose
notti, perennemente di pianto bagnando le guance».
Detto cosi, di mano gli tolse la lancia di bronzo;
e quegli in casa entrò, varcando la soglia di pietra.
E come entrò, gli cedé suo padre Ulisse il suo seggio;
ma lo trattenne Telemaco, e queste parole gli volse:
«Ospite, resta seduto: ché noi troveremo altro seggio
dentro la nostra capanna: chi può procurarmelo è presso».
Disse. E di nuovo Ulisse si pose a sedere. E il porcaio
verdi virgulti al suolo dispose; e di sopra una coltre;
e quivi allor sedè d’Ulisse il diletto figliuolo.
Ed il porcaro ad essi sui piatti le carni arrostite