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CANTO XVI 63

Nella capanna, Ulisse frattanto e l’onesto porcaro
apparecchiaron l’asciolvere, e accesero il fuoco all’aurora,
ed i custodi spedirono a pascer le mandre dei porci.
Ed ecco i latratori mastini agitaron le code,
senza abbaiar: ché giungeva Telemaco. Ulisse ben vide
scodinzolare i cani; e giunse un rumore di passi.
E súbito ad Eumèo rivolse veloci parole:
«Eumèo, qualche compagno qui giunge di certo, o qualche altro
che tu conosci bene; perché non abbaiano i cani,
bensí scuoton la coda; e sento un rumore di passi».
Compiuta la parola non ebbe, che il figlio suo caro
stette dinanzi alla porta. Balzò stupefatto il porcaro,
e dalle mani gli caddero i vasi coi quali mesceva
lo scintillante vino: si fece incontro al signore,
il capo gli baciò, entrambe le fulgide luci,
e l’una e l’altra mano, rigando di lagrime il viso.
Come un tenero padre che accoglie amoroso un figliuolo
che dopo il decimo anno da terra lontana ritorna,
l’unico, l'ultimo nato, per cui tante doglie sofferse: