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CANTO XV 59

«Oh!, se polesser davvero, straniero, avverarsi i tuoi detti!
L’affetto mio tu allora potresti provare, e i miei doni:
tanti, che chi t’incontrasse dovrebbe chiamarti beate!».
Tali parole quindi rivolse al suo fido Pirèo:
«Figlio di Clito, Pirèo, che solito sei d’ascoltarmi
piú dei compagni tutti che a Pilo son meco seguiti,
dunque nella tua casa quest’ospite adesso conduci.
Sin ch’io non giunga, onore tu fagli, tu abbine cura».
E gli rispose Pirèo, di lancia gagliardo campione:
«Fin che ti piace qui rimani, Telemaco; ed io
ospiterò quest’uomo, che nulla mancare gli debba».
Detto cosi, sali su la nave, fe’ cenno ai compagni
che vi salissero anch’essi, sciogliesser le gómene. E quelli
senza indugiar vi salirono, ai banchi sederono, ai remi.
I bei calzari allora Telemaco ai piedi si strinse,
e la gagliarda lancia, dal cuspide aguzzo di bronzo
via dalla tolda prese. E gli altri, le gómene sciolte,
alla città, sul mare movendo, diressero il corso,
come ordinato aveva Telemaco figlio d’Ulisse.
E questi, a piè movendo veloce, pervenne a la stalla
dovè a migliaia i porci contava, e tra loro viveva
onesto, e pien d’affetto pei propri signori, il porcaro.