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46 ODISSEA

Ora, poi ch’ebber placata la brama del cibo e del vino,
d’Ulisse il figlio, e seco di Nèstore il figlio leggiadro,
stretti i corsieri al giogo, salirò» sul cocchio dipinto,
e dalla porta fuori, dal portico tutto sonoro
lo spinsero; e con essi movea Msnelao chioma bionda,
con le sue mani vino recando entro un calice d’oro,
dolce, di miele, perché libassero pria di partire.
Stette dinanzi ai cavalli, parlò, volse ad essi il saluto;
«Salute! E voi per me fate auguri al pastore di genti
Nèstore, o figli: ch’egli benigno per me come padre
sempre fu. quando a Troia pugnarono meco gli Achivi».
E gli rispose queste parole Telemaco scaltro:
«Stirpe divina, come desideri, a Nèstore lutto
riferiremo, appena saremo giunti. Oh I, se anch’io,
fatto ritorno in casa, potessi trovare mio padre
e gli potessi dire che, colmo da te d’ogni grazia,
son ritornato in patria colmato di vaghi presentii».
Detto ebbe appena; e a destra, nell’ètere, un’aquila apparve,
che fra gli artigli un’oca stringeva d’immane grossezza,
via dalla corte ghermita: seguivan con alti clamori
uomini e donne; e quella, poiché giunse ad essi vicina,
a destra si lanciò, dinanzi ai corsieri. A tal vista,
lieti fúr quelli, il cuore brillò nel petto a ciascuno;
e Pisistrato, il figlio di Nèstore prese a parlare:
«Spiegaci, Menelao, divino pastore di genti.
se per te manda, oppure per noi tal miracolo, il Nume».
Disse; e la mente allora raccolse a pensar Menelao,
per dare ad essi, dopo pensato, un’acconcia risposta.
Elena bella però lo prevenne con queste parole:
«Datemi ascolto, ed io l’evento dirò che i Celesti