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44 ODISSEA

e nelle varie citta ti guidino. E niun rimandarti
a mani vuote vorrà, ma farti ciascuno un presente,
sceltolo dai,lebèti, dai tripodi fusi nel bronzo,
od una.coppia di muli, o qualche bel calice d’oro».
E gli rispose con queste parole Telemaco scaltro:
«O Menelao, figliuolo d’Atrèo, conduttore di genti,
stirpe divina, oramai vorrei ritornare alla patria:
ch’io partendo nessuno lasciai che guardasse i miei beni;
e fare il danno mio non vorrei, mentre cerco mio padre,
né che m’andasse in rovina qualcuno dei beni di casa».
Come ebbe detto ciò, Menelao prode all’urlo di guerra,
ordini comparti senza indugio alla sposa e alle ancelle,
che nella casa bene provvista ammannissero il pranzo.
Ed Eteòne, figlio di Bòeto, presso gli stette,
surto di letto appena: ché gli era vicino di casa.
Ordine il prò’ Menelao gli diede d’accendere il fuoco,
e d’arrostire le carni; né tardo a obbedire fu quello.
Scese egli stesso poi nel talamo tutto fragrante;
solo non già: presso a lui Megapente con Elena giva.
E quando furon giunti dov’erano accolti i tesori,
quivi una tazza prese l’Atride, di gemina bocca,
e a Megapente ordinò che portasse un cratere d’argento.
Elena stette all’arche dinanzi. Quivi erano pepli
tutti variegati, che aveva tessuti ella stessa.
Uno di questi prese la donna di forme divine.
quello che in fondo all’arca serbava, il piú ampio, il piú bello
di screziati fregi, che al pari d’un astro fulgeva.
Da stanza a stanza quindi movendo, al figliuolo d’Ulisse
giunsero; e a lui Cosí favellò Menelao chioma bionda:
«Il tuo ritorno, quale, Telemaco, in cuore lo brami,