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42 ODISSEA

qualche tesoro. Tu sai qual’è della donna l’umore:
prospera brama la casa di chi nuovamente la sposa;
e dei figliuòli di prima, del primo legittimo sposo,
non si ricorda piú, né cura si dà, quando è morto.
Dunque, ritorna a casa tu stesso, ed affida i tuoi beni
a qualche ancella, quale ti sembri miglior, sino al giorno
che troverai, mostrata dai Numi, la degna consorte.
Un’altra cosa ancora ti dico, e tu fanne tesoro.
I piú valenti dei Proci ti stanno tendendo un’insidia
nello stretto di mare fra Itaca e Samo rocciosa,
per trucidarti, prima che tu sia tornato alla patria.
Ma non potranno, credo io; dovrà pria la terra coprire
molti di questi Proci che vorano a te le sostanze.
Dunque, lontano tieni dall’isola il rapido legno,
naviga solo di notte; ché a tergo una prospera brezza
uno ti manderà dei Numi, che veglia a salvarti.
Ma, come prima ad un lembo tu d’Itaca giunto sarai,
alla città rimanda la nave con tutti i compagni,
e tu récati, prima di tutto, al fedele porcaro,
che custodisce le greggi dei porci, e che t’ama di cuore.
Quivi trascorri la notte: poi fa’ che il porcaro s’affretti
alla città, per recare la nuova a Penelope scaltra,
che tu sei sano e salvo, che sei ritornato da Pilo».
Detto cosi, la Diva parti per le cime d’Olimpo;
ed ei, dal dolce sonno riscosse di Nestore il figlio,
scotendolo col piede; poi queste parole gli disse:
«Figlio di Nèstore, su, Pisistrato, déstati, al carro
guida ed aggioga i cavalli, per metterci tosto in cammino».
E Pisistrato. figlio di Nèstore, questo rispose:
«Possibile non e. per quanto la brama c’incalzi,