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CANTO XV 41

Pallade Atena, frattanto, di Sparta a le belle contrade
s’era recata: clié il vago fígliuol del magnanimo Ulisse
memore far del ritorno voleva, incitarlo a partire.
E Telemaco, e il figlio di Nestore fulgido, insieme
di Menelao glorioso nell’atrio dormenti rinvenne.
Anzi, di Nestore il figlio vinto era dal morbido sonno;
ma non giaceva nel sonno, Telemaco: in cuore gli stava
fitto il pensiero del padre, che desto lo aveva tenuto
tutta la notte. Atena vicina gli stette, e gli disse:
«Bene non fai, che tu erri, Telemaco, lungi alla patria,
ed i tuoi beni tu lasci ad uomini tanto arroganti
nella tua casa. Bada che tutti non debbano i beni
tuoi divorare, spartirli, che vano per te non riesca
questo viaggio. Su, dunque, sollecita il buon Menelao,
ch’egli ti dia congedo: sicché, ritornando, tua madre
tu senza pena trovi: ché sposa ad Eurimaco, il padre
ed i fratelli darla vorrebbero: ch’ei nei presenti
tutti sorpassa i Proci, moltiplica i doni di nozze.
Vedi che contro tua voglia non debba portar via da cw»