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CANTO XIV 21

Dunque, dal porto Ulisse s’avviò per l’aspro sentiero,
sopra selvose piagge, traverso ad alture, ove Atena
detto gli avea che fosse la casa del fido porcaro
che provvedeva il cibo per tutta la gente d’Ulisse.
E lo trovò seduto dinanzi alla casa, ove eccelso
era costrutto un recinto, spazioso, elegante, isolato,
in uno spiazzo aperto da tutte le bande. Il porcaro
stesso l’avea costrutto, quando era partito il signore,
ché la regina né il vecchio Laerte non v’ebbero parte.
L’avea con grandi pietre costrutto, e recinto di pruni.
E tanti pali aveva confitti via via tutto intorno,
molti, fitti, tagliati nel duro dell’ilice negra.
Dentro il recinto aveva costruite ben dodici stalle,
l’una vicina all’altra, da starci a giacere le scrofe.
Erano chiuse in ciascuna cinquanta scrofe feconde,
sdraiate a terra: i maschi giacevano fuor nella corte,
molti di meno; giacché provvedevano a farli scemare
i seminumi Proci: ché ad essi doveva il porcaro
sempre il migliore via via spedire dei ciacchi pili grassi: