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160 ODISSEA

Cosí parlava. E tutti rimasero senza parola.
Infine disse Cosí di Demòstore il figlio Agelao:
«Amici, agli ha parlato ben giuste parole. Nessuno
voglia però sdegnarsi, né dar violenta risposta.
E non vogliate piú maltrattar lo straniero, né alcuno
dei famigliati, dentro la casa d’Ulisse divino.
Questo amichevol consiglio vo’poscia a Telemaco dare.
Finché nel petto il cuore tuttor ci nutria la speranza
che ritornare Ulisse lo scaltro potesse al suo tetto,
niun vi potea biasimare che voi l’attendeste, che in casa
teneste a bada i Proci: ché questo di certo era il meglio,
se quivi giunto Ulisse, se fosse tornato al suo tetto.
Ma questo ora è ben chiaro, che invano s’attende ch’ei torni.
Su via, dunque, a tua madre presentati, e dàlie il consiglio
che sposi chi migliore le sembra, e piú doni le rechi:
si che tu lieto possa goder tutti i beui paterni,
mangiare e bere; ed ella si rechi alla casa d’un altro».
E a lui queste parole rispose Telemaco scaltro:
«No, pei Numi, Agelao, pei travagli d’Ulisse mio padre
ch’è morto, forse, oppure lontano va d’Itaca errando,
non mi frappongo già che sposi mia madre: la esorto
anzi, che sposi chi vuole: profferta d’innumeri doni
anzi le faccio; ma via mal suo grado cacciarla di casa,
con duri detti, n’ ho reverenza: che Dio non!o voglia».
Cosí disse Telemaco. E Pallade Atena fra i Proci
inestinguibil riso destò, ne sconvolse le menti.
Si dirompevano già per le risa via via le mascelle,
le carni ancora intrise di sangue ingollavano; e gli occhi
gonfi di lagrime aveano: ché in cor presentivano il lutto.
E a lor Cosí parlò Teodimeno mente divina: