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154 ODISSEA

ma quegli, come uom troppo tapino ed avvezzo ai travagli,
dormir fra le coperte del letto non volle; e nell’atrio
sopra una pelle di bue non concia dormi, sopra velli
di pecora: e su lui stendemmo noialtre un mantello».
Cosí disse; e Telemaco mosse traverso la sala,
con la zagaglia in pugno, seguianlo due candidi cani,
per ire all’assemblea degli Achivi dai belli schinieri.
Ed Euriclèa, la donna migliore d’ogni altra, la figlia
d’Opi, a Pisànore figlio, comandò furtiva alle ancelle:
«Presto, al lavoro: senza piú indugi spazzate la casa,
d’acqua spruzzate il suolo, stendete i purpurei tappeti
sugli eleganti troni: le tavole voi con le spugne
lavate tutto attorno, forbiti rendete i cratèri
e le tazze a due fauci, di fine lavoro; e voialtre
ite per acqua alla fonte, portatela qui senza indugio:
ché molto a giunger qui tardare non possono i Proci,
anzi, verran di buon’ora: ché festa è per tutti quest’oggi».
Cosí diceva: e udito, compierono l’ordine quelle.
E venti d’esse al fonte movevan dell’acqua profonda,
altre restarono in casa, con zelo badando ai lavori.
I servi degli Achei frattanto giungevano. E allora
presero a fender legna con abili colpi; e le donne
tornaron dalla fonte. Dopo essi giungeva il porcaro,
seco tre porci recando, fra tutti i piú pingui e pasciuti,
e li lasciò che a loro agio pascessero via pei cortili.
Ed ei queste parole cortesi rivolse ad Ulisse:
«O forestiere, gli Achei t’han dunque maggiore riguardo,
o ti maltrattano, come solevano innanzi, anche adesso?»
E gli rispose Ulisse sagace con queste parole:
«Eumèo, deh!, se i Celesti punire volesser gli oltraggi