Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) II.djvu/126



     Ma nella sala Ulisse divino, tenace, restava,
e con Atena andava tramando la morte dei Proci;
e prima queste alate parole a Telemaco volse:
     «L’armi da guerra tutte, Telemaco, adesso bisogna
riporre altrove; e se t’interroga alcuno dei Proci,
se vuol sapere, di’ queste blande parole, a quetarlo:
L’ho tratte giú dal fuoco, perché piú non sembrano quelle
che Ulisse un giorno qui lasciava, partendo per Troia,
ma brutte sono, ovunque le giunse la vampa del fuoco.
E poi, questo piú grave pensiero m’ispira un Celeste:
che voi, presi dal vino, possiate venire a contesa,
e l’un l’altro ferirvi, macchiare il banchetto e le nozze
col sangue vostro: il ferro da solo trascina la gente».
     Cosí disse. E. obbedendo Telemaco al padre diletto,
dalle sue stanze chiamò Euriclèa, la nutrice, e le disse:
     «Dentro le stanze, o mamma, trattienimi un po’ le fantesche,
ché radunar nella sala voglio io le belle armi del padre,
che giaccion per la casa neglette, ed il fumo le oscura,
da che parti mio padre, mentre ero tuttora bambino.