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CANTO XVIII 121

e lo straniero qui. sotto il tetto si lasci d’Ulisse.
che n’abbia cura Telemaco: è lui della casa il padrone».
Disse: e di ciò ch’egli disse rimasero tutti convititi.
E mosse in giro, a empire le coppe, il pio Mulio, che nato
era in Dulichio, l’araldo famiglio d’Anfinomo. Presto
ebbe colmate a tutti le coppe: onde i Proci, libato
ai fortunati Celesti, bevettero il vino di miele.
Quindi, libato e bevuto, sinché n’ebber sazia la brama,
si mossero e tornò ciascuno al suo tetto, al riposo.