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110 ODISSEA

un uomo vecchio, oppresso dai guai che gli piombano addosso!
Ma ti prometto, e quanto prometto sara mantenuto,
che se costui risulta piú forte di te, se ti vince,
in fondo ad un battello ti gitto, e ti mando per mare
sino al tiranno Echèto, flagello del genere umano,
che ti reciderà col ferro le orecchie ed il naso,
ti strapperà le coglie, per darle a mangiare ai mastini».
Disse; e tanto piú quello tremava per ogni suo membro.
Lo trascinarono in mezzo; e in guardia si misero entrambi.
Ulisse allora, mente sagace, ondeggiava fra due:
se gli vibrasse un tal colpo da farlo piombare giú morto,
o se con meno furia, soltanto da stenderlo al suolo.
E riflettendo, questo gli parve pel meglio: vibrarlo
con meno furia, ché al colpo non riconoscessero Ulisse.
Dunque si misero in guardia: ed Irò colpi su la spalla
diritta: e Ulisse sotto I’orecchio, sul collo, e gli franse
l’ossa: la bocca fu subito nera, fu piena di sangue;
e giú con un gran mugghio piombò nella polvere, i denti
fuori schizzò, scalciando coi piedi la terra; ed i Proci,
alte levando le mani, crepavan dal ridere. Ulisse
lo trascinò per un piede traverso il vestibolo, giunse
fuori dell’uscio, nel portico; e qui, presso il muro di cinta
lo collocò, lo poggiò, tra le mani gli pose un bastone,
e la parola gli volse, dicendogli alate parole:
«Resta per ora qui seduto, ed i cani ed i porci
scaccia, e non fare il padrone degli ospiti e dei poverelli,
tristo che sei: se no ti potrà capitare di peggio».
Disse; e d" intorno al collo gli cinse l’immonda bisaccia
tutta rattoppi e sbrendoli, appesa a una cinghia di cuoio.
Poscia se ne tornò nella sala e si assise. Ed i Proci,