Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/199

136 ODISSEA

sin che te giunga alla terra materna, o dovunque tu brami,
anche se andar tu volessi lontano piú assai de l’Eubea,
la terra piú remota, raccontano i nostri nocchieri.
Essi la videro quando condussero là Radamanto
biondo, che Tizio voleva vedere, il figliuolo di Gea.
Essi vi andarono, senza fatica facendo il viaggio,
e nel medesimo giorno percorser la via del ritorno.
Ma lo potrai vedere da te, come sappian le navi
nostre e i nocchieri nostri sconvolgere i flutti coi remi».
     Cosí disse. Ed Ulisse tenace divino fu lieto,
e questa prece alzò, levando la voce a parlare:
«Deh!, Giove padre, se Alcinoo cosí come ha detto facesse,
sopra la terra altrice di spelta, mai piú la sua gloria
non vanirebbe; ed io vedrei la materna mia terra!».
     Queste parole dunque venia l’uno all’altro volgendo.
E diede ordine Arete dal candido braccio alle ancelle
che sotto il portico un letto portassero, e belle coperte
su vi stendesser di porpora, e sopra tappeti e mantelli
vi deponesser di lana, villosi, perché l’indossasse.
Quelle, stringendo in pugno le fiaccole, uscir dalla sala;
e poi ch’ebbero in fretta disteso un soffice letto,
fattesi presso ad Ulisse, gli volser cosí la parola:
«Ospite, sorgi, e a dormire ti reca: ché il letto è già pronto».
Cosí dissero: e Ulisse fu pronto a recarsi al riposo.
     E cosí dunque, Ulisse divino, dai molti travagli,
nel portico sonoro dormi, sopra un letto a trafori.
Alcinoo dormi della reggia ne l’intime stanze,
dove apprestato il letto gli avea la regale consorte.