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120 ODISSEA

seguimi pure a passi veloci, vicino alle ancelle,
dietro i muletti e il carro: ché io sarò guida al cammino.
Férmati poi, come in vista sarà la città. La vedrai
tutta di torri cinta: due porti vi s’aprono ai lati,
ed una breve striscia di terra fra loro: in due file
qui sono, tutte in secco, le navi; e il suo stallo ha ciascuna.
Ed una piazza s’allarga dintorno al bellissimo tempio
di Posidone; ed è lastricata con blocchi di pietra,
grossi, qui tratti da lungi. Gli arnesi dei negri navigli
quivi apparecchiano, gomene e vele, qui aguzzano remi:
che né di frecce né d’archi si dànno pensiero i Feaci,
bensí d’antenne, di remi per navi, di legni veloci,
su cui traversan lieti le candide spume del mare.
Temo di questi l’amara censura, che dietro le spalle
non mi funesti qualcuno, ché il popolo è assai maldicente;
e che talun, piú maligno, non debba, incontrandomi, dire:
«Quello straniero alto e bello che segue Nausica, o chi sia?
dove l’avrà pescato? Vuol farne di certo un marito!
Certo, è qualcuno arrivato da lungi, per mare. E Nausica
súbito se l’è pigliato: ché qui non ce n’era abbastanza.
O che sia sceso dal cielo, commosso alle tante preghiere,
qualche Celeste che intenda tenerla per sempre sua sposa?
Meglio, se, gironzolando, trovare ha potuto un marito
d’un’altra parte; ché quelli di qui li disprezza; per quanto
ce n’è di molti e bravi, tra questi Feaci, a volerla!»
Questo direbbero, e scorno sarebbe per me: ché pure io
mi sdegnerei con un’altra che simil condotta tenesse,
che contro volontà dei suoi, vivi il padre e la madre,
prima d’andare a nozze, con uomini insiem si mostrasse.
Ospite, e ascolta in fretta ciò ch’io ti dirò, perché possa