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CANTO IV 71

tanto lontana quanto di mare un battello panciuto
cui la fascinante brezza sospinga, percorre in un giorno.
E c’è securo un porto, dal quale i nocchieri le navi
poscia che I acqua bruna v’attinsero, spingono al mare.
Da venti giorni ornai qui me trattenevano i Numi,
né comparivano ancora le brezze che spiran da terra,
che spingon sovra il dorso del mare infinito le navi.
Distrutte andavan qui le provviste con tutta la gente,
se non avesse provata pietà, non m’avesse salvato
uno dei Numi: Idotèa, la figlia del vecchio del mare,
dell’animoso Pròteo: ché il cuor le toccò la mia sorte.
Mi venne incontro ch’io vagavo lontan dai compagni
soletto: andavan sempre per l’isola quelli girando,
con gli ami adunchi, a pesca, ché i ventri rodeva la fame.
Fattasi dunque a me presso, mi volse cosí la parola:
«O straniero, tanto sei stolto, sei scarso di senno,
o di proposito i mali non curi, e patirli t’allegra?
Da quanto tempo indugi nell’isola, e scampo veruno
non sai trovare; e intanto si scòrano tutti i compagni!»
     Questo mi disse; ed io con tali parole risposi:
«Chiaro ti parlerò, chiunque tu sii delle Dive.
Non mi trattengo qui di buon grado. Ma certo ho peccato
contro qualcuno dei Numi che reggono il cielo infinito.
Ebbene, ora tu dimmi, giacché tutto sanno i Celesti,
quale degl’Immortali m’inceppa, mi lega il cammino:
dimmi come potrò ritornare sul mare pescoso».
     Cosí dissi; e la Diva con queste parole rispose:
«O straniero, tutto ti voglio rispondere il vero.
Suole per queste spiagge un vecchio marino aggirarsi,
ministro di Nettuno, veridico, immune da morte,