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CANTO III 39

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     E il sole balzò su, lasciando la bella palude,
verso la bronzea volta del cielo, per fulgere ai Numi,
ed ai mortali, sopra la terra datrice di biade.
E giunser quelli a Pilo, la salda città di Nelèo.
I Pili, presso al mare, di tori negrissimi offerta
faceano al Dio che scuote la terra, che azzurre ha le chiome.
V’erano nove gruppi di seggi: sedean cinquecento
in ciascheduno: e schierati dinanzi a ciascun, nove tori.
Mentre gustavano i visceri, e offrivano al Nume le capre,
quelli approdaron diritti, calaron, piegaron la vela,
spinsero a terra la nave librata, discesero anch’essi.
Dunque, sbarcò Telemaco, e Atena i suoi passi guidava,
Dea dalla glauca pupilla, che prima parlò, che gli disse:
«La timidezza per te piú non fa, né punto né poco:
ché traversato il mare, Telemaco, hai tu, per sapere
del padre tuo, qual terra lo cuopre, qual sorte l’ha colto.
A Nestore, su via, t’appressa diritto: vediamo
che sentimento egli abbia nascosto nel seno. E tu stesso