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Dunque ten vai? esclamano,
Nel derelitto tetto
Non vibrerà più il raggio
Del tuo paterno affetto?
Nè più per l’orfanello
Fia il tuo bacio e amplesso in questo ostello?


Ei sente; e lotta acerrima
Prova nel cuor gemente.
Di quà un arcano imperio
Lo chiama ad altra gente:
E’ voce del Signore
Che a diffonder lo vuol sua gloria e onore.


Di là ferita, gemiti
Emette la natura:
Freme; vorrebbe esimersi
Da un’opera sì dura,
Niegando il gran tributo
Dalla ragione e dal dover voluto.


Pure fra tanti spasimi
Non cede l’Uomo forte.
Al cozzo duro e all’impeto
Di dolorosa sorte,
Amor di bello e vero
Oppone, ed un più nobile pensiero.