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GRONINGA. 457

evo, ha creato una classe di coltivatori che godono di tutti i beneficii della proprietà, eccetto che non ne serbano per sè tutto il prodotto netto, ciò che appunto li distorrebbe dalla coltivazione. Invece di fittaioli continuamente trepidanti di perdere le loro terre, avversi ad ogni innovazione costosa, soggetti ad un padrone e sempre intesi a nascondere la prosperità del loro stato, c’è in Groninga un popolo di usufruttuarii liberi, dignitosi, semplici di costumi, ma avidissimi d’un’istruzione, della quale comprendono tutti i vantaggi, e interessati a propagarla in tutti i modi; una classe di contadini che praticano la cultura, non come un lavoro cieco e un mestiere disdegnato; ma come una nobile occupazione, che richiede l’esercizio delle più alte facoltà dell’intelligenza e loro procura fortuna, importanza sociale, rispetto pubblico; dei contadini che sono economi nel presente, prodighi per l’avvenire, disposti ad ogni sorta di sacrifizi per fecondare i loro terreni, ingrandire le loro case, acquistare i migliori strumenti e le migliori razze d’animali; una popolazione rurale, infine, che è contenta del suo stato, perchè la sua sorte non dipende che dalla sua attività e dalla sua previdenza.

Finchè il possessore dei beklem-regt coltiva le sue terre egli stesso, il fitto ereditario non produce che buoni effetti. Cessano però questi buoni effetti dal punto che, valendosi del suo diritto di subafittare, egli cede ad un altro il diritto di usufruttare il podere per una data somma, colla quale