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ZAANDAM. 361

falmente in Mosca, il giovane czar volle fare un viaggio nei principali Stati d’Europa per studiare le arti e le industrie. Accompagnato da tre ambasciatori, quattro segretarii, dodici gentiluomini, cinquanta guardie ed un nano, partì nell’aprile del 1697 dai suoi Stati, attraversò la Livonia, passò per la Prussia brandeburghese, per la Pomerania, per Berlino, la Vestfalia, e arrivò ad Amsterdam, quindici giorni prima del suo seguito. In questa città, sconosciuto a tutti, passò qualche tempo negli arsenali dell’ammiragliato; e quindi per imparare coi propri occhi e colle proprie mani l’arte della costruzione delle navi, nella quale gli Olandesi, in quel tempo, primeggiavano, si vestì da marinaio, e si recò a Zaandam dov’erano i più famosi arsenali. Qui entrò col nome di Pietro Michaeloff, nell’arsenale di un certo Mynheer Calf, si fece iscrivere nel numero degli operai, lavorò da falegname, da ferraio, da cordaio, e per tutto il tempo che rimase a Zaandam, andò vestito e si nutrì come i suoi compagni di lavoro e dormì com’essi, in una casetta di legno, che è quella che si vede oggigiorno. Quanto tempo sia stato in quella città, non si sa di certo. V’è chi dice che ci sia stato qualche mese, v’è chi crede con maggior ragione, che seccato della curiosità degli abitanti, non ci sia stato che una settimana. Certo è che, ritornato in Amsterdam dopo breve tempo, terminò colle sue mani, nell’arsenale della Compagnia delle Indie, un vascello da sessanta cannoni; che studiò matematica, fisica, geografia, anatomia,