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L'AJA. 225

All’Aja, non solamente gli spettacoli, ma la vita pubblica è quasi interamente francese. Rotterdam ha l’impronta inglese, Amsterdam l’impronta tedesca, l’Aja l’impronta parigina; così che è giusto il dire che il popolo delle grandi città olandesi riunisce e contempera le qualità e i difetti dei tre grandi popoli vicini. All’Aja, in molte famiglie dell’alta società, si parla sempre il francese; in altre si affettano dei francesismi, come in qualche città dell’Italia settentrionale; l’indirizzo delle lettere si scrive per lo più in francese; v’è infine una parte della società, cosa non rara nei paesi piccoli, che ostenta un certo disprezzo per la lingua, per la letteratura, per l’arte nazionale; e amoreggia una patria adottiva di là dalla Mosa e dal Reno. Le simpatie però son divise. La classe elegante propende più verso la Francia, la dotta verso la Germania, e la mercantile verso l’Inghilterra. Per la Francia scemarono le simpatie dopo la Comune; contro la Germania nacque e fermenta ancora una segreta animosità generata dal timore che le sue mire conquistatrici si volgano sull’Olanda; e temperata dalla comunanza degl’interessi contro il Cattolicismo clericale.

Quando si dice che l’Aja è una città mezza francese, conviene intendere dell’apparenza. In fondo, il carattere olandese predomina. Benchè sia una città ricca, elegante e gaia, non è città di chiassi, nè dissipazioni, nè scandali, nè duelli. La vita v’è più varia e più viva che nelle altre città olandesi; ma punto