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che dei fiorentini della «Camerata»? Hasse che è il capo degli operisti tedeschi tra la fine del ’600 e i primi del ’700, è addirittura un maestro della scuola napoletana, della scuola del Porpora e dello Scarlatti. Mozart è italiano, non solo d’educazione ma d’anima. E la sinfonia di Haydn è posteriore alla sinfonia del Sanmartini e alla ouverture dello Scarlatti. Anche qui, anche qui bisogna arrivare ai romantici. Beethoven è il primo e il vero e incomparabile musicista tedesco, ma anch’egli è partito dall’adorazione pei sonatisti italiani e pel Cherubini, e solo più tardi è giunto all’impeto, alla fantasia, all’emozione dei grandi romantici, così da dominare tutta la pleiade romantica dei musicisti tedeschi, Weber, Schubert, Schumann, e la loro intimità quasi confidenziale e la loro passione che sembra nostalgia verso una pace e una serenità cui sentono che la loro razza tende ancora invano.


Goethe a Roma.


Goethe non capì Beethoven. Una volta glielo disse in faccia, tranquillamente. Goethe s’era straniato dai compagni romantici e scapigliati della sua gioventù per venire verso noi e verso Roma. Ha trentasett’anni quando viene a Roma. Parte dalla Germania sotto un finto nome, senza salutar nessuno, senza indicare dove va, e arriva a Roma il primo novembre 1786. Il deliberato proposito di quella cura per ridare al suo spirito una seconda giovinezza nel contatto di Roma, appare dalla prima lettera che scrive, appena giunto, ai suoi amici di Weimar: «Solo quando ho veduto tutti voi incatenati corpo e anima al nostro settentrione, quando ho veduto che non facevate più nemmeno un’allusione a questi paesi, solo allora mi son risoluto a fare questo lungo viaggio solitario per