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libro settimo 189

Ciascun cercava, per entrar nel sonno.
Sol nella reggia rimaneasi Ulisse,295
E presso gli sedeano Alcinoo, e Arete,
Mentre le ancelle del convito i vasi
Dalla mensa toglieano. Arete prima
Gli favellò, come colei, che il manto
Riconobbe, e la tunica, leggiadre300
Vesti, che di sua man tessute avea
Con le sue fanti; e che or vedeagli in dosso.
Stranier, gli disse con alate voci,
Di questo io te cercar voglio la prima:
Chi sei tu? Donde sei? Da chi tai panni?305
Non ci fai creder tu, che ai nostri lidi
Misero, errante, e naufrago approdasti?
     E il saggio Ulisse replicogli: Forte,
Regina, i mali raccontar, che molti
M’inviaro gli Dei. Quel, che più brami310
Sapere, io toccherò. Lontana giace
Un’isola nel mar, che Ogigia è detta.
Quivi d’Atlante la fallace figlia
Dai ben torti capei, Calipso, alberga,
Terribil Dea, con cui nessun de’ Numi315
Conversa, o de’ mortali. Un Genio iniquo,
Con lei me solo a dimorar costrinse,
Dappoi che Giove a me per l’onde oscure