Pagina:Odissea (Morino).djvu/18

18 regole di sintassi

REGOLE DI SINTASSI

§ 11. — Uso dei casi.


1. Trovasi l’accusativo del moto a luogo senza preposizione: ἔρχεσθον κλισίην «andarono alla tenda».

2. Il genitivo può rispondere alla domanda dove? indicante stato in luogo: νέφος οὐ φαίνετο πάσης γαίης «su tutta la terra»; ἔρχονται πεδίοιο.

3. Il dativo solo può indicare o stato in luogo, o piú raramente, moto a luogo: Ζεῦ κύδιστε, αἰθέρι ναίών «Giove gloriosissimo che abiti nell’etra». Χεὶρ πεδίῳ πέσε «la mano cadde a terra». Confrontalo con l’oraziano: demissus Orco.

§ 12. — Preposizioni.


1. La natura avverbiale delle preposizioni, oltre che nella tmesi (§ 10, 2), si rivela anche altrove e specialmente quando è congiunta con δέ: ἐν δέ «e dentro, ed in»; σύν δέ «e insieme»; πρός δέ «e inoltre»; μετά δέ, ecc.; da notarsi περί «intorno, sopra ogni altro, assai».

2. Le prep. bisillabe (eccettuate ἀνά, διά, ἀμφί, ἀντί, ὑπαί, παραί ed ὑπείρ) ritirano il loro accento, quando sono posposte al nome o al verbo a cui appartengono. Questo fenomeno, detto anastrofe, che nella prosa avviene quasi esclusivamente con περί, in Omero è assai frequente: νεῶν ἄπο, θεοῦ πάρα, πολέμῳ ἔνι, ὦρσεν ἔπι, φυγών ὕπο, ecc. Quando una prep. trovasi fra il sostantivo ed altra voce che gli appartenga, l’anastrofe ha luogo solo quando preceda il sostantivo: ὕπνῳ ὕπο γλυκερῷ; ma σῇς ὑπὸ χερσίν.

3. L’anastrofe non ha luogo quando la prep. va soggetta all’elisione.