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PER ASOPICO DA ORCOMENO

VINCITORE NELLO STADIO DEI FANCIULLI IN OLIMPIA


I


O voi che abitate le sedi
dell’acque cefisie dai vaghi puledri,
o Grazie, o d’Orcòmeno fulgida regine canore,
che avete in tutela dei Minî l’antica progenie,
vi prego, ascoltatemi. Quanto di dolce han gli umani,
d’amabile, è vostra mercè,
se saggio, se bello, se nobile è un uomo.
Se mancan le Càriti sante, neppure i Celesti
apprestano danze né mense. Ministre d’ogni opera
nel cielo hanno i troni vicino ad Apòlline,
al Nume di Pito dall’arco tutto aureo,
e cantan le lodi perenni del padre dei Superi olimpî.

II


O Aglaia Signora, o dei cantici
amica, o Eufrosíne, figliuole del sommo
tra i Numi, e, Talía, tu vaga di musiche, uditemi,
lo sguardo volgete su questo corteggio che avanza
leggero, pel lieto successo. Ch’io reco ad Asòpico
parole con liete armonie;

Pindaro - Le Odi, 11-5